Lucio Fedrigo - VELE LIBERE

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Lucio Fedrigo
è nato a Villutta di Chions il 28 marzo del 1936. Vive e lavora ad Azzano Decimo (PN). Dipinge dal 1964.Ha frequentato corsi di pittura e storia dell’arte.E’ fondatore del Gruppo Incisori Veneto Friulani. Dal 1999 al 2006 ha tenuto corsi di disegno, pittura e tecniche miste nelle scuole elementari di Azzano Decimo.Di lui hanno parlato e scritto innumerevoli critici ed artisti fra cui: Giancarlo Pauletto, Alessio Alessandrini, Jala Belluz, Tiziana Pauletto, Giulio Belluz, Giorgio igne, Giuseppe Mariuz, Mario Pauletto, Cinzia Francesca Botteon e altri.Fedrigo ha partecipato a manifestazioni artistiche a carattere nazionale ad internazionale. Ha esposto in numerose personali e collettive, riscuotendo premi e riconoscimenti. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private italiane e straniere.
Lucio Fedrigo, Via Calderari, 18  33082 Azzano Decimo (PN),
Tel. 0434 631838    339 7600917  fedrigo.lucio@libero.it
      
La pittura è per Lucio Fedrigo una vera passione, cresciuta proprio nel processo del “fare”,  lo stesso che ha stimolato la necessità di allargare le conoscenze in ambito pittorico, che ha promosso, irrobustito la tecnica e il gusto estetico, cosicchè quella passione si è ancor più approfondita, interiorizzata, affinata. Il verbo “fare” va anche letto con l’accezione di “operare con costanza” “e volontà tenace,” di “sperimentare”, di guardare, osservare, apprendere “e finalmente esprimere”. Una chiave di lettura dei lavori del pittore azzanese è forse proprio questa, sia che ci si accosti ai paesaggi ad olio o acrilico o agli ultimi disegni in china, ai giochi grafici in pastelli, alle acque forti e alle acquetinte, sia che ci si lasci emozionare e incuriosire dalle suggestioni astratte e giocose dei monotipi.
Nella pittura dell’artista si esprimano sentimento e immaginazione. Quest’ultima è sempre un’immaginazione figurativa: il rimando alla figurazione intesa come sforzo di suggerire e intravedere forme note e visibili è infatti una costante, spesso sottolineata anche dai titoli delle opere. Quest’aspetto è particolarmente importante ed esprime   un’affezione per il mondo, in particolare per la natura nelle sue varie manifestazioni. Ciascuno di noi è portato a vedere ciò che ha dentro di se, ciò che la sua formazione, la sua cultura, la sua esperienza di vita e, soprattutto i suoi occhi, fin da bambino hanno annotato.   Molti grandi della pittura si sono soffermati su questo aspetto: “il colloquio con la natura rimane per l’artista conditio sine qua non…” scrive Klee e Sutherland afferma” io dipendo da ciò che vedo….” Lucio Fedrigo negli oli e negli acrilici dipinge il suo paesaggio veneto friulano dei campi e delle acque, dove ben si integrano i segni dell’uomo: case, arature, barche… ricreando le sensazioni che la natura dei luoghi ci offre. I quadri presentano spazi ampi e simmetrici, disposti preferibilmente secondo un andamento orizzontale, dove il ritmo uniforme è mosso dalle pendenze del tetti o dalle verticalità degli alberi. Le pennellate e i colpi di spatola sono sicuri e materici; la scelta cromatica denota una predilezione per i contrasti accesi che si equilibrano con i bianchi e i terziari. Ben conosciuto e utilizzato è l’accostamento dei colori complementari, in particolare arancio e azzurro, per ottenere il massimo contrasto e quindi un’intensa luminosità, lezione che Fedrigo ha imparato dagli impressionisti, autori prediletti. Il risultato, soprattutto quando l’intento descrittivo si ferma all’abbozzo o al suggerimento, è una pittura fresca e efficace, è creazione di atmosfere serene ed elegiache.   Nei disegni a china e nei pastelli emergono invece il piacere e il divertimento del segno. Fedrigo qui fa ordine servendosi spesso delle geometrie, giocando sull’alternanza di linee rette e curve, preferendo le prime alle seconde: è un movimento guidato e allo stesso tempo sorridente di se e delle cose che ritrae.Quando l’artista si accosta all’astrato,  operazione che gli riesce  più consona nei monotipi, nei quali l’utilizzo dei materiali più svariati lo libera da una dipendenza immediata dalla realtà, il rimando alla figurazione permane come suggerimento.    Il monotipo è una stampa ibrida, che mescola pittura e calco e che può dare luogo ad uno o al massimo due esemplari, il primo più vivo nei colori, il secondo dalle tinte più tenui. La difficoltà sta sia nel prevedere il risultato, sia nella preparazione del supporto, sul quale si possono, oltre al colore, utilizzare materiali di vario tipo per creare textures, effetti di mosaico, sovrapposizione, ecc. E’ una tecnica che comporta una certa esperienza nell’uso del colore, versatilità e creatività nell’utilizzo dei materiali, ma soprattutto una buona progettualità e, nonostante ciò,  qualcosa rimane sempre affidato alla casualità , che può produrre effetti non voluti, ma non per questo sgradevoli.    I monotipi di Fedrigo si possono definire astratto-lirici. In alcuni, i più recenti, ci sono giochi creati da forme geometriche, collocate in uno spazio ideale: poligoni irregolari, forme circolari, mai precise, anche se dei contorni netti. E’ pensiero geometrico, ma non per questo strettamente matematico-razionalistico: non sono composizioni fredde costruite secondo teoremi matematici, ma le curve dolci e imperfette, gli incastri morbidi e i ritmi fluidi, le tinte ricercate e spesso tenui,  accostate con una certa raffinatezza solleticano il nostro senso estetico piuttosto che il ragionamento. Il piacere viene dallo scorrere lieve dell’occhio sui grigi, sui viola e sui verdi marci, sulle leggere textures, sulle forme che richiamano alla mente molli corpi femminili, occhi e altre immagini legate a ricordi: è lirica. La ricerca di equilibrio, di circolarità e di richiami in queste composizioni, che Fedrigo ama vedere ispirate ad un grande modello ideale e artistico a lui caro, Afro, sono il frutto di un lavoro ponderato e maturo dell’artista presente anche in altri monotipi meno recenti, che giocano piuttosto sul controllo della casualità: macchie su macchie, carte arricciate che increspano la luce, fili e polveri che segnano il colore. In tutti ritorna l’eco di un ricordo, di qualcosa che ciascuno può “vedere”, purchè si lasci portare dal gioco dell’immaginario.                                                       Tiziana Pauletto              
        
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